martedì 28 maggio 2013

Capitolo III : LE ORIGINI di Laterza - La civiltà Eneolitica - Tombe e sepolture



LA CIVILTÀ ENEOLITICA

Tratto da: dai Peuceti ai Laertini di D.RIZZI

A Laterza, e nel suo vasto territorio, alla fine del III millennio a.C., si sviluppò la Civiltà Eneolitica. Questa civiltà risale a gruppi di metallurgici e marinai che verso la fine del III millennio furono costretti ad emigrare dalle steppe Ponto-caucasiche verso l’Occidente, raggiungendo dopo l’Anatolia  e i Balcani, l’Italia Meridionale ove, nel territorio di Laterza, si accomunarono fra contesti economici, culturali e agricoli  indigeni. I “gruppi di Laterza”, si inserirono tra i villaggi rurali e si adattarono alle caratteristiche del nuovo territorio, ricchi di percorsi fluviali, di selvaggina e di anfratti nelle gravine,  elaborando un’economia ed una cultura autonoma senza dimenticare le tradizioni economico-culturali delle regioni di provenienza  caratterizzati da una metallurgia del rame (assente nel nostro territorio) e dall’adattamento economico cui furono costretti nelle regioni dell’Italia Sud-orientale, il cui territorio offriva solo l’occasione per l’elaborazione di una cultura fondata esclusivamente sulla caccia-pesca. Da qui lo sviluppo della Civiltà Appenninica i cui insediamenti erano luoghi di sosta all’aperto o in grotte al fine di facilitare la “transumanza”. La Civiltà Eneolitica di Laterza è posteriore a quella di Matera e del Pulo di Molfetta, e da essa si differenzia sostanzialmente perché diversa era l'organizzazione sociale, l'economia, l'ideologia dei raggruppamenti umani. Gli Eneolitici di Laterza erano cacciatori, pescatori e pastori nomadi e seminomadi. Abitavano le caverne della nostra Gravina dove cacciavano la selvaggina stagionale e stanziale come cervi, daini, cinghiali, lepri.
Tale territorio era ricco anche di fauna fluviale, grazie alle acque del Talvio, oggi Lato, che scorre lungo il fondo della Gravina e raccoglie le acque pluviali delle colline della Murgia. Il territorio laertino, ricco di pascoli per il bestiame (capre, suini, bufali), agevolava la pratica della pastorizia e faceva dei Laertini, capaci addomesticatori di animali selvatici. Asserisce il Biancofiore che tra le manifestazioni culturali che caratterizzano il II millennio in Puglia, la “Civiltà di Laterza” è la più interessante e suggestiva. Le maggiori testimonianze di questa civiltà consistono in ipogei funerari di varie dimensioni, costituiti da una camera scavata nel sottosuolo, cui si accede per mezzo di un corridoio o di un pozzetto. Nel 1965 fu scoperta la necropoli più ricca in località “Valle delle Rose”, contrada Candile, presso il torrente Lato, un tempo ricco di acque, con ipogei funerari singoli o di gruppo. Le nove tombe, sette a grotticella, una a fossa e una già spogliata, scoperte dal Biancofiore in quella località, formano la “necropoli eneolitica”. Le tombe di questa necropoli hanno restituito una documentazione così ricca da poter parlare di “Civiltà di Laterza”. Il tipo di sepoltura usato prevalentemente è quella collettiva, ed è espressione del sentimento di gruppo fortemente radicato e sentito che doveva unire in vita i suoi componenti. La suppellettile degli ipogei della “Civiltà di Laterza” consiste in un ricco vasellame, in oggetti di ornamento personale e strumenti in selce ed in osso di uso quotidiano. L’economia prevalente di queste genti era fondata essenzialmente sulla caccia e sulla pesca come attestano gli strumenti litici trovati nello scavo: il territorio frequentato dai “gruppi di Laterza” dava soltanto possibilità di caccia terrestre e caccia-pesca nei torrenti allora attivi; si svolgeva poi nel vasto hinterland laertino attività agricola nei terreni e nelle zone boscose e steppose, l’attività venatoria. Tra gli oggetti di ornamento personale, usavano come materia prima ciottoli in rocce varie del posto, legno, valve di conchiglia, ossi animali (zanne di cinghiale, dente di cervo).


TOMBE E SEPOLTURE



Negli scavi effettuati per le fondamenta della zona che va da Via Dante Alighieri a Via Cristoforo Colombo fu rinvenuta una necropoli dove si trovarono parecchie tombe e vasellami antichi appartenenti all'epoca della Magna Grecia e datate V e VI secolo a.C. Le tombe rinvenute erano in pile simmetriche con direzione da Ovest ad Est, e parallele fra loro. Fu trovata una tomba con uno scheletro di un guerriero, un'altra con quello di una donna, un'altra ancora con due scheletri seduti
uno di fronte all'altro. Una sepoltura ad incinerazione fu localizzata in contrada Verdazzi, a Nord-Ovest del Santuario Mater Domini. Questa è sita in una cantina-grotta dove la parete ospitava una piccola cella murata contenente un inceneritore di creta. Il tipo di tomba più diffuso a Laterza è quello “a fossa”. Alcune vennero scavate nella superficie rocciosa, chiuse con lastroni monolitici, circondate da un solco profondo in modo da deviare le acque piovane impedendone l'entrata; altre scavate su superfici pianeggianti di terra dove, sul fondo, veniva posto uno strato di ciotoli con la funzione di camera d'aria. Le tombe della prima fase dell'Età del ferro hanno un corredo privo di ceramica, formato esclusivamente da oggetti  metallici. Nel VI secolo a.C. troviamo “tombe a tumulo” tipiche della sola Peucezia. Trattasi di tomba monumentale, riservata a personaggi eminenti. I neonati venivano deposti in grossi  recipienti di terracotta, chiusi da lastre di pietra e sotterrate o nei pressi, o all'interno della capanna. La “sepoltura a fossa” risale al periodo che va dal  VI al IV secolo a.C.

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